Forti nell’amore

3 Novembre 2016

Forti nell’amore

Ho riflettuto a lungo sul tema del mio primo editoriale da parroco: acquista, senza volerlo, il carattere di programma… un tema sociale? Uno sguardo biblico? Un quadro pastorale? Una riflessione teologica?
Alla fine ho deciso che dovevo fare un tributo d’onore a quattro donne, fondamentali nella mia vita… Anzi, un tributo e una riconoscenza a tutte le donne che ho incontrato e che mi stanno insegnando a essere veramente cristiano.
Condivido fino in fondo le parole del Papa emerito Benedetto XVI sulla realtà femminile nella Chiesa: «In buona sostanza, la storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne. Per questo, come ebbe a scrivere il mio venerato e caro Predecessore Giovanni Paolo Il nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem, “la Chiesa rende grazie per tutte le donne e per ciascuna… La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti della santità femminile”».
Ecco perché agli inizi del mio ministero tra voi desidero offrirvi la testimonianza di quattro figure di donne, come una bussola per orientare il nostro cammino insieme.
Le accomuna il nome, Teresa, il cui significato richiama, in greco antico, sia l’estate, sia la mietitura, sia la caccia; le accomuna l’unico amore della loro vita, Gesù, il crocifisso risorto, cercato e desiderato; le accomuna la prova del silenzio di Dio; le accomuna la santità; le accomuna, infine, il fatto che la loro presenza tra noi ha cambiato profondamente l’agire e il pregare di tutta la Chiesa.
A est di questa bussola, al sorgere di questa “rivoluzione femminile” sta Teresa d’Avila, carmelitana spagnola del XVI secolo, riformatrice del suo Ordine e di tutta la spiritualità dei secoli a venire. Una donna concreta, che ha vissuto il fascino del mondo e l’ha superato non scappando dal mondo, ma immergendosi nell’umanità di Gesù. E ha insegnato a tutti che la spiritualità è un lasciarsi amare da Dio, senza opporre resistenza, anche in mezzo a tante difficoltà e incomprensioni!
A sud ho messo santa Teresa di Gesù Bambino, la piccola santa di Lisieux, sole che splende sul secolo appena trascorso e che illumina, senza ombre, anche questo nuovo millennio. A quattordici anni già nel Carmelo, morirà a soli ventiquattro anni, senza aver fatto niente di miracoloso: ha solo insegnato che, per amare come Gesù, dobbiamo vivere il quotidiano come se fosse l’unico giorno che il Signore ci dà per diventare santi. La sua vocazione era l’amore, non quello delle frasi mielose, ma quello che sa donarsi nel nascondimento.
A ovest ho posto santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, tedesca di origine ebrea, morta martire a Birkenau, offrendosi come olocausto per il suo popolo. Professoressa universitaria di filosofia, convertitasi al cristianesimo, diventò carmelitana durante la persecuzione nazista. Ci ha insegnato che anche la cultura è un luogo in cui incontrare Gesù, perché l’unica vera scienza è quella della croce; ci ha mostrato, con il suo esempio, che anche là dove tramonta l’umanità (Auschwitz) è possibile vivere la santità.
A nord, come stella polare del nuovo secolo, pongo santa Teresa di Calcutta, contemplativa nell’azione, capace di chinarsi sull’ultimo dei poveri adorando in lui la presenza dell’Unico Dio. Di tutto quello che si è detto di lei in questi giorni voglio solo ricordare che ci ha insegnato che non si fa la carità, si è carità; che ogni nostro piccolo gesto d’amore placa la sete di Gesù crocifisso; che il silenzio di Dio non è una scusa per non amare.
Quattro donne nelle quali ciascuno di noi, secondo la sua vita, può rispecchiarsi.
Sono un po’ le mie compagne di viaggio: accanto a loro sto imparando ad accordare mente e cuore (cosa che a voi donne viene naturale, mentre noi uomini dobbiamo faticare…); con loro – e con altri santi – ho un po’ meno paura ad entrare nel “castello interiore” della ricerca di Dio…
Ora ve le affido come dono prezioso agli inizi del mio ministero: possano intercedere per noi, perché la nostra comunità sia sempre più simile a quella desiderata dal cuore di Dio.

Don Paolo