La scoperta consolante della Misericordia di Dio

SI  AVVICINO’ e CAMMINAVA  con  LORO
La  scoperta  consolante della  Misericordia  di  Dio

S.E. Mons Franco Agnesi

S.E. Mons Franco Agnesi

Carissimi fratelli e sorelle,
partecipo anch’io con questo messaggio all’esperienza di incontro rinnovato con Gesù vivo e presente nella vostra comunità che potrete gustare nella prossima “Missione”.

Il titolo che è stato dato “Si avvicinò e camminava con loro” evoca molto bene la scoperta consolante della Misericordia di Dio.

1. L’episodio dei discepoli di Emmaus, che vi accompagnerà, rappresenta il passaggio dallo smarrimento alla chiarezza. I due sono smarriti, delusi perché Gesù non ha ricostruito il regno di Israele; sono addolorati per la morte del Maestro e insieme sono sconvolti dalle notizie di alcune donne le quali affermano che il Signore è vivo. Gesù prende occasione dalla loro delusione e dal loro sconvolgimento per spiegare le Scritture, scaldare il cuore e portarli di fronte alla mensa eucaristica. Anche qui con infinita pazienza, agisce positivamente, li illumina e fa cogliere il senso, l’unità, l’ordine, la coerenza, la logicità, la necessità dei testi sacri. È una sorta di lectio divina, che chiarisce e scalda il cuore. I due discepoli, senza capire chi era colui che parlava con loro, si dicevano con stupore: abbiamo ritrovato la pace, la serenità, il conforto, i blocchi che ci intristivano sono stati superati e quelle che sembravano disgrazie ora sappiamo leggerle come situazioni provvidenziali. Vorrei augurare anche a voi la stessa esperienza!

2. L’evangelista Luca ha costruito il racconto dei due discepoli di Emmaus attorno all’immagine del cammino dalla speranza alla delusione («speravamo…»), un cammino carico di tristezza («si fermarono col volto triste»). Ma poi – dopo l’incontro con lo “Sconosciuto” – un cammino di ritorno, dalla delusione alla speranza: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme». L’inversione di marcia è dovuta alla nuova lettura degli eventi che lo “Sconosciuto” ha loro suggerito.

3. Al racconto sottostà una domanda molto importante: come riconoscere il Signore che cammina con noi? Occorre una prima condizione: i due discepoli si allontanavano da Gerusalemme e dalla speranza, però stavano insieme e camminavano pensosi, discorrendo fra loro di ciò che era accaduto, di Gesù di Nazareth e della liberazione di Israele. È questa una sorta di condizione previa. La luce di Dio è per coloro che cercano, che fra loro discorrono dei veri problemi. A uomini e donne frastornati, o rinchiusi in problemi marginali, anche la parola di Dio ha ben poco da dire.

Ma ritorniamo alla domanda importante: come e dove si può riconoscere il Signore che cammina con noi? Ai due discepoli di Emmaus gli occhi si aprirono quando, seduto a tavola in loro compagnia, Gesù ha compiuto quattro gesti (ha preso il pane, ha ringraziato, lo ha spezzato e lo ha distribuito), che riportano indietro, alla cena eucaristica, alla vita terrena di Gesù (una vita in dono come pane spezzato), alla croce che di quella vita è il compimento. Ma anche noi continuiamo a «spezzare il pane».

Spezzare il pane è dunque un gesto, in un certo senso riassuntivo, nel quale si concentrano, sovrapponendosi, le tre tappe dell’esistenza di Gesù: il Gesù terreno, il Risorto e il Signore ora presente nella comunità.

Lo spezzare il pane, cioè la dedizione, è sempre il tratto che fa riconoscere il Signore Gesù.

Buon cammino!

+ Franco Agnesi

Lascia un commento