La Divina Misericordia

EPISODIO DELLE OLIMPIADI 1992 A Barcellona: il padre che aiuta il figlio a concludere la gara!
Il padre si accosta a noi per mezzo del Figlio e ci dona lo Spirito Santo per concludere la gara!
La teologia della misericordia non rappresenta qualcosa di esterno a Dio, ma ne è l’attributo essenziale. Teologia della Misericordia significa lo studio di Dio in quanto misericordioso. È da considerare la Misericordia non come una idea, piuttosto come la qualità di Dio … consideriamo Dio Misericordioso.
Definizione di Misericordia: Il termine latino misericordia significa, in base al suo senso letterale: aver cuore (cor) vicino ai poveri (miseri): avere un cuore per i poveri. Il cardinale Kasper: “Si indica l’atteggiamento che supera il nostro egoismo e l’incentramento sul proprio io e che ha il proprio cuore non presso di sé, ma presso gli altri, presso il bisognoso. Tale auto superamento esprime la più alta e autentica libertà. A differenza di chi è prigioniero di se stesso, del proprio io è bello essere veramente liberi a auto realizzati. Si è tanto liberi da essere liberi anche da se stessi, dimenticare se stessi e , per così dire, spingersi al di là dei propri limiti ”.
Il versetto iniziale: “lodate il Signore, eterna è la sua Misericordia”, è uno dei ritornelli lirici di preghiera più frequente nella bibbia, proprio perché gli antichi Israeliti avevano maturato questa convinzione, che la misericordia di Dio si realizza nella creazione e nella redenzione, nella natura e nella storia. Infatti il salmo è diviso in due parti: (vv. 1-9) ricorda le opere divine della creazione, la seconda parte (vv. 10-26) le opere di redenzione. La misericordia di Dio si rivela proprio in questa azione. Il senso della creazione e della storia dipende strettamente dalla natura intrinseca di Dio.
Dio è la fonte, l’origine della misericordia, l’origine di tutto. Dio è misericordia perché dà la vita, che comunica l’essere, che dona se stesso come prima azione. La prima caratteristica della misericordia di Dio è l’iniziativa del “dare”.
Nel salmo 58 (59), v. 18: “o mia forza a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, tu sei la mia misericordia”, si sottolinea il fatto che tutto dipende da Dio. L’origine del mio io dipende da te. L’origine del mio essere sei tu. In quanto origine Dio è chiamato misericordia, come fonte, come inizio. Il mio Dio è la mia misericordia, il mio essere, l’origine del mio essere, perché io derivo da un atto di amore e io esisto per un atto di amore.
Perché Dio ha creato il mondo? Per effondere il suo amore su tutte le creature. La creazione è la prima e fondamentale opera della misericordia di Dio. Dio ha creato il mondo per amore, per riversare fuori di sé quell’amore immenso che esiste in Dio. Il mondo è nato per sovrabbondanza di Amore.
ABBONDANZA
Interessante: Dio fa piovere nel deserto dove nessuno coltiva il terreno … perché? E tutti quei fiori che nessuno vede … o quegli animali che nessuno conosce … perché? A che servono? Dio non ha creato qualcosa di utile a sé. È l’uomo che imprigiona il creato alla sua mentalità di utilità. Tutto l’universo è creato come segno dell’Amore divino … perché ogni essere sia felice, ogni creatura viva la felicità. L’uomo, creato ad immagine di Dio, è creato per essere felice, la sua felicità si realizza nell’essere capace di conoscere, relazionarsi, amare Dio. La perdita dell’amicizia di Dio, il peccato, indica la seconda azione del “dare” di Dio: nella storia Egli non abbandona l’uomo alla morte del peccato, ma interviene di continuo per la sua Salvezza.
Si colloca la fondamentale esperienza del popolo eletto vissuta all’epoca dell’esodo: il Signore osservò la miseria del suo popolo ridotto in schiavitù, udì il suo grido, conobbe le sue angosce e decise di liberarlo. Abbondanza: quante storie che raccontano l’amore di Dio per l’uomo!
La Divina Misericordia non si limita però solo al popolo eletto. Come avrebbe detto l’autore del Libro del Siracide 18, 12: la Misericordia del Signore [riguarda] ogni essere vivente. Il più espressivo in materia dell’universalismo della Misericordia è, fra gli altri, il Libro di Giona. Dio, vedendo la mole dei peccati di Ninive, manda loro un profeta con la missione di richiamarli alla conversione.
In sintesi:
Dio è come un papà che si abbassa per prendere il bambino piccolo per dagli da mangiare, lo prende per mano e gli insegna a camminare (Osea 11).
Dio è come uno sposo per Israele (Isaia)
Dio è come un pastore che va a cercare le pecore perdute, quelle deboli o malate … (Ezechiele 34)
Dio è come amico e l’uomo si affida a Lui in un atteggiamento di estrema fiducia rinunciando a dominare a Dio (Giobbe).
Vivere la Misericordia di Dio significa stare con Dio: “mio bene è stare vicino a Dio” (salmo 72). Il senso della nostra vita sta nel rispondere all’atto di Amore di Dio con un atto di amore … rispondere alla sua misericordia con la misericordia.
Dio ha un cuore capace di stare vicino all’uomo e rende il cuore dell’uomo, un cuore di carne, capace di stare vicino a Dio.

Luca 15, 11-32
11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
La misericordia nel Nuovo Testamento
Una ragazza ha chiesto: “perché siamo nel mondo? Nessuno ci ha chiesto il parere … perché siamo nati senza aver scelto di voler vivere?”
+ Nessuno di noi ha deciso di nascere, altri hanno preso questa decisione e noi ci siamo trovati a vivere, a respirare … senza che nessuno ci chiedesse un parere. Solo uno è nato perché ha voluto nascere: Gesù Cristo. Noi, prima di nascere, non esistevamo: non potevamo volere. Egli, prima di nascere esisteva, e quindi la sua nascita è stata voluta, libera e generosa.
+ E sapeva anche a cosa andava incontro. La scelta di Dio, di partecipare alla storia dell’uomo è una scelta cosciente … un atto di obbedienza al Padre … un atto avvenuto prima dell’incarnazione … fuori dal tempo … consapevole che nel mondo ci fosse il peccato, il dolore … l’ingratitudine. Natale
L’attento studio della chiesa delle sacre scritture giunge serenamente alla conclusione che l’incarnazione di Cristo è stata pensata dall’eternità, ancor prima della creazione del mondo stesso: è la teologia cristocentrica. Il progetto di Dio è creare l’umanità e poi condividere tutto con l’umanità per trasformarla dal di dentro.
Gesù è il vero uomo che ama Dio ed è il vero Dio che ama l’uomo. La Misericordia di Cristo sta nel saper capire gli uomini e di aiutarli.
Ha i genitori separati, si scrive a psicologia e aiuta le coppie in crisi … perché ha visto il dramma familiare in casa sua; o come quella ragazza che ha sofferto una malattia per molti anni … diventata grande … oggi fa l’infermiera: chi condivide, chi sta con chi ha bisogno è capace di donarsi … perché ha toccato con mano la realtà … allo stesso modo Gesù: sa compatire le nostre debolezze, sa parlare in modo comprensibile, sa leggere i cuori …
Come un ambasciatore, che impara la lingua, la cultura, la tradizione del nuovo popolo … diviene mediatore tra i due popoli: Misericordioso è colui che condivide l’esperienza degli altri; “essendo stato lui stesso provato … è in grado di venire in aiuto. Proprio perché ha fatto esperienza della debolezza umana, Gesù è Misericordioso …
Gesù, tutto suo Padre, ci rivela il Padre Misericordioso

Commento al vangelo:
Ricordo una volta quando non trovavo il cellulare (niente di valore, ma sono segnati i contatti, tutti i numeri in memoria: interessante: si dà valore alle cose che abbiamo, quando le abbiamo perse …) e non si riusciva proprio a trovare … finché l’idea di telefonare al numero del telefonino e lasciarsi guidare dalla suoneria … dopo un po’ di ricerche è stato trovato in macchina, sotto il sedile del guidatore. Che gioia averlo trovato: non perché era in macchina … anche se è curioso immaginare come c’è finito sotto … e, dopo tutto non è importante dove era … si è contenti perché si è ritrovato … Gesù, prima di queste, racconta due parabole: hanno tutte in comune la gioia di aver ritrovato qualcosa per le prime due (una pecora e una moneta, equivalente alla paga di un giorno … non tanto, ma neanche spiccioli) e la terza il figliol prodigo. Non è importante dove era la pecora, in un fosso, in una grotta, dietro un cespuglio … (nel Vangelo non è scritto) e non è importante dove era la moneta, se sotto il letto, sul divano … (nel Vangelo non è scritto) l’importante è trovare ciò che si cerca. Allo stesso modo, non è importante dove e cosa ha combinato questo figliolo, se in una casa di prostitute, se ha ucciso … ma la gioia del Padre è legata al fatto che il figlio sia tornato. Le prime due parabole sono preparatorie a quella che possiamo definire un capolavoro; la parabola del Padre Misericordioso. I farisei mormorano e non capiscono perché Gesù è interessato ai peccatori, e questo rischia di essere il nostro pensiero … “Dio ama chi ama, chi va a messa, chi prega .. e gli altri? Non li ama? Il rischio è quello di rendere esclusivo l’amore di Dio … e quando lo riduciamo ai nostri schemi … abbiamo uno sguardo distorto del vero volto di Dio … Dio ti perdona ovunque tu eri, qualsiasi cosa tu abbia fatto … l’importante e tornare a Dio!!! Perché Dio è «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo». (Ef2,4)
I figli:
Si distinguono i due atteggiamenti falsi, sbagliati dell’uomo … che “vuole mangiare la vita” in modo malsano: il secondogenito vuole mangiare il possesso, il piacere, il divertimento, l’autosufficienza.
… il più grande mangia male … perché pur restando con il padre … non si accorge di quanto Dio lo ami. C’è chi cade nel peccato, sprofonda fino ad annegare … e c’è chi vive i sacramenti, la fede ma in modo tiepido … mangia in modo freddo, distaccato … (Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo)
Tutto ciò che è mio, il padre ci consegna ciò che gli è più prezioso: il figlio.
Il Padre, che apparentemente sembra il più ingenuo, è l’unica persona veramente libera: perché lui AMA, AMA … E SEMPRE AMA … qualsiasi cosa facciano gli altri … qualsiasi sia il peccato dell’uomo. La Misericordia di Dio non è solo il perdono ma è la infinita cascata d’AMORE che è lo stare con lui … nei sacramenti … nella parola, nell’amare il nostro prossimo …).
Cristo ci rivela Dio che è Padre, che è «amore», come si esprimerà nella sua prima lettera san Giovanni; rivela Dio «ricco di misericordia».
Tale verità, più che tema di un insegnamento, è una realtà a noi resa presente da Cristo. Il render presente il Padre come amore e misericordia è, nella coscienza di Cristo stesso, la fondamentale verifica della sua missione di Messia
• Faccio allora quello che voglio? Chi vive nel peccato poi si ritrova tra i maiali, solo … solo: si perde il senso della vita … la vita diventa vuota, senza dignità (non sono degno di essere chiamato tuo figlio).
• L’esame di coscienza di questo giovane non è autentico: non dice: povero il mio papà, quanto lo fatto soffrire: ma è interessato a mangiare. È ancora schiavo dei suoi bisogni … e non ha capito quanto Dio lo ami.
Il padre dona al figlio e a tutti noi, quando ci confessiamo, qualsiasi peccato confessiamo … la VESTE, l’ANELLO, i SANDALI.
La veste: è il simbolo di figliolanza. Recuperiamo la dignità di figli
L’anello: restituisce l’autorità sui beni della terra, sulla realtà, sulle nostre capacità
I sandali ( le persone libere li indossavano): segno dell’uomo libero, chiamato ad amare l’altro, qualsiasi cosa ci faccia.
La Misericordia si rivela essere più potente della giustizia, come la intendiamo noi: ad ognuno ciò che si merita.
Dio non abbandona l’uomo alla morte del peccato, offre all’uomo una alleanza, per mezzo di uomini, i profeti, insegna a sperare nella Sua presenza e nella sua Salvezza e ad attendere con fiducia l’intervento salvifico definitivo.
Come finisce la parabola? Non finisce: non sappiamo se il secondogenito perdonato ha capito la lezione, non sappiamo se alla festa sta perdendo ancora la testa; non è scritto che il primogenito sta fuori o entra in casa a far festa. Questa parabola parla a noi e siamo noi, con la nostra vita a decidere il finale, e sarà un bel finale solo se ci confessiamo frequentemente, riconoscendo i nostri peccati e l’Amore infinito che Dio ha per tutti noi … sarà un bel finale se a quella festa ci entriamo e ci restiamo nutrendoci in modo consapevole dell’Amore di Dio e amando i nostri fratelli.
La speranza
A chi affidi la Speranza: agli oroscopi, alle tue forze? Al conto in banca???
Mito di pandora: Zeus regala vaso a Pandora con il divieto di aprirlo: lo apre escono tutte le cose brutte della vita: e poi libera la speranza: questa non è la speranza cristiana: speriamo che me la cavo! Speranza con tranquillante, narcotico …
La gioia cristiana
Differenza tra ALLEGRIA (senza fatica a dura poco), FELICITà (con fatica è conquista di qualcosa che dura nel tempo ma dipende dagli eventi esterni) gioia cristiana apre alla speranza: scoperta, con fatica: Gesù c’è e ti ama
Perfetta letizia di San Francesco

Il primo punto di partenza è guarire l’Anima dai peccati: Gesù ha il potere di perdonare i peccati.
Quando il sole illumina le cose, per contrasto si creano le ombre … allo stesso modo quando noi ci poniamo davanti alla Misericordia di Dio inchiodato sulla croce si rivelano le ombre dell’anima, le ombre dei nostri peccati. Quando non abbiamo amato così, così tanto o così bene?
Oggi facciamo fatica di re i nostri peccati perché:
• Va di moda la spettacolarizzazione del peccato … e, tranquillamente seduti sulla poltrona, si dice: “io non ho ammazzato nessuno …” ci si sente apposto … pronti a puntare il dito … e giudicare gli altri (ACCUSA)
• Si ricerca sempre un perché, una giustificazione ai nostri peccati: non sono andato a messa perché avevo ospiti … (ero fuori città  ): (AUTOGIUSTIFICAZIONE)
• Si sposta la colpevolezza su altri: è colpa sua, mi ha fatto perdere la pazienza … mi ha provocato … (SPOSTAMENTO)
Interrogarsi sul peccato significa chiedersi che rapporto abbiamo con Cristo. Gli altri mi vedono come una brava persona, ma Gesù … come mi vede? Ti preoccupi solo di quello che la gente dice?
Nella battaglia spirituale: da che parte stai?
Ti sei allontanato da Cristo … e sei “caduto” … avvicinarsi a Cristo significa rialzarsi e tornare a vivere da Figli di DIO
La mancanza del perdono di Cristo rendono i nostri peccati come un nostro secondo abito.
Solo guardando Cristo sulla croce … come atto pieno di folle AMORE, riconosciamo di essere amati … e delle nostre mancanze. La gravità del peccato non sta nel nostro senso di colpa o in ciò che dice la legge o la società … ma nel rifiuto di Cristo. La croce è lo specchio delle nostre imperfezioni.
Per vivere bene la confessione è bene chiedersi il perché ci si va: come quando si va dal medico, non si ha voglia ma si è motivati quando crediamo al beneficio che ne riceviamo. Se uno va dal medico perché sta male … non è sufficiente: si va dal medico perché si vuole stare meglio. Si va a confessarsi non solo perché non ci si sente apposto … ma perché si vuole essere al posto giusto … cioè si va a confessare perché si vuole amare meglio e di più.
IL TEMPO
PASSATO: SCAPPO QUANDO LO NEGO, TROVO RIFUGIO QUANDO LO RICORDO SOLO POSITIVO
FUTURO: SCAPPO QUANDO NON CI PENSO (VOCAZIONE), MI RIFUGIO IDEALIZZANDO
PRESENTE: SCAPPO NELL’APATIA, MI RIFUGIO NELL’IPERATTIVISMO
MISERICORDIA NEL PASSATO: PERDONO, FUTURO: SPERANZA: PRESENTE. CARITà

Il culto della Divina misericordia
In senso forte la «devozione» è un movimento, un impegno della personalità tutta intera orientata, rivolta verso verso Dio. L’uomo che si orienta a Dio è devoto e devoti devono essere tutti i suoi atti di religione per dirsi veramente tali. Devozione è, quindi, un atto: è la concretizzazione delle disposizioni di fondo, della interiorità, del sentimento religioso. La sua particolarità: si pone da intermediario un «oggetto» che può essere interiore: un’immagine mentale, un’idea; o esteriore: un gesto, un’immagine, la formula di una preghiera … Questo oggetto è indispensabile. Esso permette di dire qualcosa di ciò che è stato vissuto e di parlarne a se stessi o agli altri.
Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che accompagnano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la « via crucis », le danze religiose, il Rosario, le medaglie, ecc.
Si può diventare Santi anche senza devozioni, ma esse sono una espressione di forte aiuto per la crescita spirituale!
La devozione vuole anzitutto rispondere alle necessità spirituali di una persona o di un gruppo di persone: senza essere assolutizzata, essa va considerata un mezzo spirituale per agevolare la propria vita cristiana.
Le devozioni hanno una forza organizzatrice e sintetica della propria vita spirituale: non sono una somma di pratiche minuziose, una giustapposizione di slanci sporadici, bensì uno sforzo di sintesi di tutta la vita spirituale attorno ad un concetto centrale – che può essere un aspetto dottrinale o un atteggiamento spirituale -, abbastanza fecondo per arricchirla e completarla, e abbastanza concreto per non lasciarla svanire in sogni inconsistenti.
Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: si recita la coroncina ma non si va a messa!
La certezza di essere figli di Dio, ossia di avere Dio per Padre, non può essere vissuta come un fatto intimistico. Va superata la tentazione di concepire la fede in chiave individualistica, pensando di poter vivere il rapporto con Dio nel chiuso di una relazione di tipo privato, incapace di aprirsi agli altri e al mondo.
Devozionismo: esperienza negativa, ammalata di una devozione.
Si recita la coroncina ma non si ama!
Devozionismo è: L’approccio al credere è di tipo sensazionalistico e si traduce in formule emotivistiche. La fede é considerata come qualcosa che può recare pace, quiete, assenza di ogni problema: come se tutto ciò fosse possibile quasi automaticamente, come se il confronto e l’impatto con la storia fossero eludibili … è un analgesico alla vita, una fuga, una evasione: questa non è fede!
Chi vive autenticamente il discepolato del Cristo crocifisso e risorto comprende facilmente che la fede non è un “tranquillante”, ma semmai un “eccitante”, che invita a misurarsi con la storia e a farsi carico dei travagli di questo mondo, il quale attende con impazienza la piena rivelazione dei figli di Dio!

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