Missione Parrocchiale: 14 - 29 novembre 2015 "Si avvicinò e camminava con loro"

ESERCIZI DI UNA BUONA SOCIETA’ E DI UNA BUONA POLITICA

In questi due numeri estivi de “Il Lumaca” desidero offrire alcune riflessioni sul piano socio – politico come conclusione naturale di un percorso partito nel 2011 che ci ha messo a confronto in varie modalità. Mi rivolgo alla comunità cristiana nell’intento di rileggere alcune iniziative e dare qualche chiave di lettura. Durante l’estate sarò disponibile a ricevere qualche considerazione.

Insieme ad altri preti della Diocesi, sono stato invitato a mettermi in gioco nella formazione sociale per favorire una politica a servizio del bene di tutti e come forma alta di carità. Nel servizio del ministero sacerdotale e nell’ambito delle proprie competenze, ogni prete ha la responsabilità di educare all’impegno sociale e politico. A partire dalle intuizioni di don Bosco, passando da don Luigi Sturzo e don Giovanni Battista Montini, fino ad arrivare al Cardinale Carlo Maria Martini e a Papa Francesco, ciascuno è chiamato ad essere “un buon cristiano e un buon cittadino”. Qualche giorno fa, durante la visita di alcuni preti di Milano al palazzo del Quirinale, il presidente Mattarella ha spronato i suoi ospiti a formare le coscienze anche dal punto di vista sociale e a sollecitare l’impegno in politica: la nostra società ne ha bisogno. Lo stesso Papa Francesco così si è espresso: “Faccio appello a tutti: giovani e adulti. Superate l’apatia. Vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore. Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino al cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni” (Convegno ecclesiale di Firenze, Nov 2015). Direi che siamo sulla buona strada.

A coloro che sono impegnati nella cosa pubblica compete il dovere di affrontare le sfide di una società plurale e inclusiva e di avviare processi di sviluppo per tutti. Un agire politico a slogan e schiavo degli umori della piazza non fa crescere un paese e non fa andare molto lontano. Pensiamo alla questione dell’integrazione degli stranieri o alla gestione dei profughi: agire suscitando solo paure e chiusure non aiuta certamente a costruire il mondo di oggi né quello di domani. Il nostro Arcivescovo così si è espresso recentemente: “C’è la necessità di un progetto: una specie di vero e proprio piano Marshall. Di fronte al fallimento delle politiche europee, c’è bisogno di un nuovo ordine mondiale, di un’Unione Europea che sia veramente tale, che parta dai problemi concreti. L’Italia per la sua posizione geografica  e anche per una sua certa elasticità sociale e culturale dovrebbe avere un ruolo guida. La nostra storia bimillenaria ci pone in una posizione unica. Geograficamente la forza l’abbiamo. Se la politica ritrovasse una capacità di unire il concreto ad una posizione ideale, forse si potrebbe tentare” (Card. Scola). A questo proposito, la nostra parrocchia potrebbe mettere a disposizione l’appartamento adiacente la chiesa, una volta che venga concluso l’aiuto alla famiglia già ospitata. La società civile quanto l’amministrazione comunale potrebbero fare qualche passo, come del resto è già accaduto qualche anno fa. Per fare questo occorre competenza e coraggio, concretezza e sguardo in avanti. Se dovessi indicare ad un giovane i motivi per cui giocarsi a favore del bene comune, offrirei questo orizzonte in cui muoversi. Diversamente si ridurrebbe la politica alla gestione di interessi di pochi e si finirebbe col portare un paese a ripiegarsi su se stesso.

Nel mese di maggio la nostra comunità si è ritrovata a pregare in alcuni luoghi simbolici. In una di queste serate siamo stati ospitati nella sala consigliare comunale. Ringrazio l’amministrazione di questa possibilità e ringrazio le persone della comunità cristiana che hanno partecipato al momento di preghiera. Qualche anno fa, sono state prese le distanze da una benedizione e una preghiera inserita in un momento istituzionale e politico: un gesto di fede nel contesto sbagliato. Come avviene in tutti i Comuni, ora viene la benedizione nella casa comunale come luogo di lavoro senza entrare in una complicità ambivalente fra comunità cristiana e realtà amministrativa. Nella serata del rosario ci siamo rivolti al crocifisso appeso nell’aula consigliare e abbiamo chiesto di vivere le opere di misericordia della società civile. In questa sede e con questa modalità, abbiamo pregato per tutte le persone impegnate in politica dei tre gruppi consigliari; per chi si è impegnato nel passato e chi si impegnerà nel futuro, favorendo la democrazia, la partecipazione e la passione per il proprio paese. E’ stato un bel momento: semplice e gratuito.

Ancora una volta, le ultime elezioni amministrative hanno messo in evidenza la distanza della classe politica dai cittadini: l’astensionismo unito al voto di protesta coinvolgono il 70 % degli italiani. Questo segnale deve portare a riflettere e a fare un profondo esame di coscienza perché non si può fare a meno della politica ma soprattutto di una buona politica. La Chiesa stessa e ogni cristiano sono chiamati ad interrogarsi e a giocarsi per generare una nuova presenza dei cattolici. A tutti e in particolare a chi ricopre un ruolo educativo e istituzionale (la scuola, la chiesa, la classe dirigente) il compito di rimotivare la partecipazione civica e la cura della collettività, superando ogni forma di individualismo e di disinteresse. Il mio augurio ai cattolici impegnati nei nostri gruppi consigliari e nelle associazioni è quello di essere “luce del mondo” e “sale della terra” per favorire un’interazione costruttiva e feconda con i cittadini.

Nella biblioteca comunale, il 2 Giugno 2016 si è ricordato l’anniversario dei 70 anni della Repubblica italiana. Ho partecipato volentieri al momento istituzionale organizzato dall’amministrazione comunale con i neo – diciottenni che in questa occasione hanno ricevuto due simboli della Repubblica: la carta costituzionale e la bandiera dell’Italia. Come ho già comunicato in altre occasioni, sarebbe bello prevedere momenti di questo genere con qualche classe delle nostre scuole anche nel giorno del 4 Novembre e del 25 Aprile. Abbiamo bisogno di guadare al futuro con fiducia e speranza, riconciliandoci con le ferite del passato e cogliendo le opportunità del mondo di oggi. Rivedendo in questi giorni il commento di Roberto Benigni ai primi dodici articoli della Costituzione, si coglie la posta in gioco per chi fa giuramento su questo Documento che ha messo in sinergia le anime culturali e sociali più importanti del popolo italiano. Viene da sorridere quando si parla di prima, seconda e terza repubblica. Come suggerisce un antico motto “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, andiamo alla sorgente della Repubblica. Come recita l’articolo 5, “la Repubblica è una e indivisibile” sia nello spazio sia nel tempo. La carta costituzionale nelle mani dei diciottenni è la consegna di un mandato alle nuove generazioni.

don Domenico

One thought on “ESERCIZI DI UNA BUONA SOCIETA’ E DI UNA BUONA POLITICA

Comments are closed.