Missione Parrocchiale: 14 - 29 novembre 2015 "Si avvicinò e camminava con loro"

Anacronistici o nel cuore del mondo?

20 marzo 2017

Anacronistici o nel cuore del mondo?

Che sapore di altri tempi ha quella frase cantata tutti i venerdì di quaresima: «Santa Madre, deh, voi fate…»! Quella interiezione poetica fa sembrare tutto così lontano, come sospeso in un mondo “altro” dai veri problemi della vita.

Così anche la Via Crucis, chiamata «esercizio di pietà popolare»: parole che evocano un passato definitivamente trascorso, un orpello devozionale ormai superato da una maturità cristiana che vede nell’agire e nei problemi sociali i luoghi della vera fede. Insomma, “roba da vecchi”, una pratica religiosa di serie B, più adatta agli invasati della religione che ai cristiani del XXI secolo…
Questa è la risposta che talvolta ricevo dopo aver invitato bambini, adolescenti e giovani alla preghiera!

Eppure i ragazzi trascorrono ore sui social a cercare notizie, parole, foto dei loro “modelli di vita”; tra i video più cliccati ci sono le immagini di gol, schiacciate, canestri, gesti di attori, pazzi spericolati che fanno cose assurde. Perdono tempo nutrendosi di adrenalina altrui, nella speranza di essere a loro volta protagonisti di gesta memorabili. Ma quando chiedi loro (e ai loro genitori) di contemplare il gesto più assurdo e senza senso della storia – morire innocente per salvare ogni uomo –, l’unico che dona davvero adrenalina alla vita, allora questo diventa anacronistico, arido e noioso!

Il Papa giustamente continua a parlare di Chiesa in uscita, in mezzo ai crocicchi delle strade… ma se non ci immergiamo nell’Amore, se non contempliamo il cammino del dolore dell’Uomo, se non ci immedesimiamo nei protagonisti di quel percorso di salvezza (Maria, Simone di Cirene, Veronica, le donne, il centurione…) cosa portiamo a quei crocicchi? Una generica filantropia che scimmiotta la carità? Un appiattirsi al pensiero mediocre imposto dai media e dai guru “progressisti”? Una falsa pietà, mascherata da compassione?
Se non mettiamo il nostro cuore nel Cuore trafitto, se non sappiamo piangere per il dolore inferto a quell’Uomo, se non odoriamo il profumo di quel nardo cosparso sul suo Corpo senza vita, se non fissiamo i nostri occhi negli occhi dell’Amato, rischiamo di portare solo noi stessi in quei crocicchi, non il Signore.
Una comunità che non ha i calli sulle ginocchia per la preghiera non saprà neppure piegare le ginocchia davanti a Gesù nascosto negli ultimi. Ma è anche vero che una comunità che sa troppo di incenso, e non dell’odore delle pecore, rischia di trasformare l’Amore in idolo da manipolare, un nido ovattato che allontana e non porta al Signore!

In questa Quaresima, la prima tra voi, vorrei invitarvi proprio a questo: a sostare davanti alla Croce, a pregare insieme, a chiamare anche i più piccoli a «contemplare Colui che hanno trafitto», perché imparino a guardare il mondo con gli stessi occhi del Crocifisso, a vivere le relazioni di ogni giorno avendo nel cuore il dono di sé di un Dio innamorato, a essere carità, non a fare la carità.
Dice il beato Paolo VI: «Chi medita il dramma della croce non è distolto dall’esperienza della vita; anzi ve la trova riflessa nei suoi grandi e supremi problemi: quello del dolore, del male, del peccato, della morte, del bisogno di perdono e di speranza. Ogni avvenimento, ogni situazione – personale o sociale – ha un riferimento, un confronto, una spiegazione nella croce di Gesù. La croce è il centro della nostra storia ed è la sorgente della nostra fiducia». (Angelus del 4 aprile 1965).

Vi invito, allora, alla Via Crucis del venerdì (8.30 – 17 – 20.45), per vivere al centro della nostra storia!

Don Paolo